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Autore: Giada

Videogiochi: un danno o un’opportunità per educare i nostri figli?

Il mondo dei videogame ha vissuto nell’ultimo periodo non solo una crescita in termini di numeri di giocatori, ma anche una vera e propria trasformazione. Un ambito, infatti, che è sempre stato unito al concetto di intrattenimento, oggi si trova ad avere un ruolo essenziale in altri settori come quello dell’educazione e del rapporto genitori-figli. Proviamo allora a capire come questo può essere realizzato in modo efficace e vantaggioso per tutti.

Lo scenario

“Si gioca solo dopo aver finito i compiti”, “non passare tutto il tempo davanti a uno schermo” sono solo alcune delle frasi più ricorrenti che la maggior parte dei genitori rivolge ai propri figli. Seconda una ricerca condotta dall’Università del Michigan negli Stati Uniti, su un campione di 963 genitori con figli di età compresa tra i 13 e i 18 anni, l’86% degli intervistati pensa che il proprio figlio trascorra troppo tempo davanti ai videogame. 

Al giorno d’oggi smartphone, tablet e PC sono “compagni” quotidiani della vita di bambini e ragazzi. Eliminarli dalla loro routine sarebbe impossibile oltreché assolutamente controproducente

Uno dei principali motivi per cui, soprattutto i bambini, usano questi dispositivi è proprio per giocare. Imporre un semplice e categorico divieto a questa tipologia di intrattenimento non avrebbe alcun risvolto efficace e si tradurrebbe solo in un’occasione di scontro genitori-figli. 

Al contrario, invece, per i genitori adottare un punto di vista differente e più “aperto” nei confronti dei videogiochi potrebbe diventare un terreno di dialogo educativo molto efficace e prezioso per andare incontro ai figli nel loro percorso di crescita e formativo.

La relazione educativa

Abbiamo già avuto modo di affrontare il tema del gaming legato alla scuola nell’articolo “I videogame: la nuova frontiera dell’apprendimento”. Proviamo adesso a esplorare questo tema alla luce della relazione educativa genitori-figli. 

Il mondo dei videogiochi esercita da sempre un forte fascino sui più giovani e i genitori, generalmente, restano “esclusi” da questo mondo. “Questo crea un paradosso: i genitori non sono presenti al fianco dei loro figli in una dimensione da loro stessi guardata con sospetto e percepita come inutile o, peggio, pericolosa”, come afferma la psicologa Ilaria Perulli responsabile di alcuni progetti dedicati a questo ambito. 

Considerati questi aspetti, dunque, i videogiochi potrebbero costituire davvero un terreno di dialogo prezioso che racchiude grandi vantaggi per tutti

Una strada efficace, per esempio, potrebbe essere quella di puntare sui contenuti. Non tutti i giochi sono uguali. Esistono videogame stimolanti e che favoriscono lo sviluppo di determinate competenze come l’attenzione ai dettagli, capacità di problem solving, abilità di ragionamento in ambito scientifico e capacità di coordinazione oculo-manuale. 

Un’altra ipotesi per i genitori, poi, potrebbe essere quella di giocare insieme con i figli. In questo modo si possono condividere momenti di svago e formativi a stretto contatti con i bambini e ragazzi, arrivando “a parlare” la loro stessa lingua. Si potrebbero anche scoprire doti inattese dei propri figli, vedere come reagiscono di fronte a certe dinamiche e come affrontano problemi più o meno complessi. I videogiochi diventano così uno strumento prezioso per conoscere meglio e di più bambini e ragazzi attraverso un mondo che occupa, ed è destinato a occupare, una porzione sempre maggiore della loro quotidianità. 

In conclusione

I videogiochi, dunque, rappresentano una strada efficace nell’ambito educativo e possono costituire un valido alleato nel difficile “mestiere” dei genitori. Il segreto sta nell’adottare il giusto approccio, costruttivo, propositivo e non basato solo su divieti o regole stringenti.


FuturMakers, scuola di tecnologia di Synesthesia, nasce con l’obiettivo di appassionare e indirizzare le nuove generazioni a un utilizzo consapevole della tecnologia e di favorire l’apprendimento di quelle che sono le competenze del mondo del futuro. Non c’è, però, solamente la tecnologia al centro dei nostri corsi: per FuturMakers è fondamentale stimolare bambini e ragazzi affinché acquisiscano capacità di problem solving, creative thinking e team working. Videogiochi, tecnologia e apprendimento: una combinazione vincente per educare e potenziare nei bambini e nei ragazzi la curiosità e la voglia d’imparare.

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I 4 vantaggi del coding per i più giovani

Trasmettere a bambini e ragazzi, fin dai primi anni di scuola, nozioni di coding e di programmazione rappresenta oggi una scelta didattica e formativa molto lungimirante, nell’ottica di fornire alle nuove generazioni strumenti utili per affrontare il futuro. Andiamo allora a scoprire quali sono i 4 vantaggi più rilevanti di questo insegnamento così innovativo ed estremamente attuale. 

Logica

Il coding, letteralmente “programmazione informatica”, costituisce oggi una disciplina sempre più utilizzata nelle scuole volta a fornire nozioni base di programmazione agli studenti. 

Il coding favorisce, infatti, il processo di apprendimento da parte dei più giovani di una lingua nuova e molto diffusa: quella dei computer, un linguaggio in cui la logica è il “vocabolo” principale, il pilastro fondante. Nel percorso di apprendimento del coding, dunque, è evidente che il pensiero logico e consequenziale è fortemente stimolato. Basti pensare ai computer e più in generale a tutti dispositivi tecnologici che usiamo quotidianamente il cui funzionamento si basa proprio sull’esecuzione ordinata e consequenziale di una serie di comandi. Per queste ragioni, risulta molto utile insegnare a bambini e ragazzi una modalità di ragionamento che si avvicina a quella adottata dai dispositivi di cui fanno e faranno sempre più uso.

La logica, poi, è uno strumento prezioso anche per la capacità di pensiero in generale in ogni ambito didattico, dal momento che consente di trovare soluzioni  a problemi più o meno complessi in un qualunque contesto di studi o lavorativo. 

Problem solving

Come abbiamo già avuto modo di accennare, il funzionamento dei computer si basa su una logica stringente: a un input corrisponde una risposta, a un comando un’azione. E la principale funzione dei computer è proprio quella di risolvere problemi via via più complessi

Può essere molto utile allora consentire agli studenti di imparare, attraverso la conoscenza del funzionamento dei computer, di risolvere  problemi e acquisire così la tanto richiesta soft skill di “problem solving”.  Prendendo in prestito le parole di Dan Crow, CTO di SongKick, “Il pensiero computazionale ti insegna come affrontare grandi problemi scomponendoli in una sequenza di problemi più piccoli e più gestibili”. Ed è proprio questo pensiero computazionale, unito alla capacità di scomporre gli elementi di una questione complessa per risolverla in ogni sua parte, che il coding punta a trasmettere ai giovani programmatori (ma non solo) di domani.

Creatività

Esistono alcune piattaforme come Scratch, Minecraft, GameMaker, Sploder pensate appositamente per i più piccoli, che consentono di trasmettere nozioni di coding attraverso la programmazione di semplici videogiochi. In questo modo si unisce all’aspetto più strettamente didattico e formativo un lato creativo e di divertimento. I giovani utenti possono dar spazio alla fantasia, creando vere e proprie avventure, personaggi e ambientazioni da inserire all’interno dei videogiochi che loro stessi creano e programmano. In questo modo inoltre, oltre a raggiungere l’obiettivo formativo e di apprendimento, i giovani utenti avranno la soddisfazione di avere “tra le mani” un prodotto realizzato interamente da loro. 

Lavoro di squadra

Le piattaforme come Scratch, Minecraft, sono progettate per permettere agli utenti di collaborare contemporaneamente alla realizzazione di uno stesso gioco. I bambini e i ragazzi si trovano così a lavorare insieme su uno stesso progetto, a confrontarsi, trovare soluzioni e idee condivise e a interagire tra loro al fine di raggiungere un obiettivo comune. È evidente che proprio in queste dinamiche “lavorative” si possono sviluppare e acquisire importanti e utili soft skill come team working, problem solving, competenze relazionali e trasversali. 

In conclusione

Il coding oggi rappresenta una componente centrale nella formazione scolastica degli studenti. Considerati tutti i vantaggi che questa disciplina può fornire, la scelta di investire sempre di più nel settore è molto importante. Con il coding si possono fornire ai più giovani nozioni tecniche e trasmettere insegnamenti preziosi che contribuiscono a formare il loro bagaglio culturale e professionale, senza contare il fatto che tutto questo avviene in una dinamica creativa e di divertimento.

Imparare divertendosi” con il coding non solo è possibile ma è garantito. 


FuturMakers, scuola di tecnologia di Synesthesia, nasce con l’obiettivo di appassionare e indirizzare le nuove generazioni a un utilizzo consapevole della tecnologia e di favorire l’apprendimento di quelle che sono le competenze del mondo del futuro. Non c’è, però, solamente la tecnologia al centro dei nostri corsi: per FuturMakers è fondamentale stimolare bambini e ragazzi affinché acquisiscano capacità di problem solving, creative thinking e team working. Videogiochi, tecnologia e apprendimento: una combinazione vincente per educare e potenziare nei bambini e nei ragazzi la curiosità e la voglia d’imparare.

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Didattica a distanza: gli effetti della “nuova” scuola

Le ripetute chiusure delle scuole a causa della pandemia hanno costretto insegnanti e studenti di ogni età a cercare modalità alternative per impartire e seguire le lezioni: è nata così in modo sempre più strutturato la “didattica a distanza”o DAD. Il digitale ha rappresentato l’alternativa più immediata e (quasi) pronta all’uso, ma, questa volta, non senza un “prezzo”. Oggi, infatti, dopo più di un anno dall’inizio della pandemia, si cominciano a tirare le somme sulle conseguenze (in gran parte negative) inevitabili di un cambiamento così profondo. Le ricerche pubblicate in materia sono molto numerose ed evidenziano problematiche comuni legate alla DAD. Cerchiamo allora di saperne di più. Conoscere a fondo la situazione attuale è un  valido aiuto per affrontare le sfide future.

Un anno di DAD

Lo scorso 8 marzo 2020 l’Italia entrava nel suo primo lockdown con la conseguente chiusura di tutti gli istituti scolastici e le università. Dopo un primo momento di assestamento al cambiamento repentino e di presa di coscienza della situazione, la scuola ha trovato un suo nuovo equilibrio grazie a una didattica erogata, appunto, a distanza, con il supporto degli strumenti digitali. Ma la soluzione, senz’altro ottimale per un momento di crisi improvvisa, si è rivelata non essere completamente adatta sul lungo periodo.

Da uno studio condotto dall’Istituto di ricerca IARD in collaborazione con l’associazione “Laboratorio Adolescenza” emerge che tanto gli insegnanti quanto gli studenti sentono la mancanza della relazione umana e “in presenza”, aspetto che prevale anche sulla stessa paura del contagio. Il 64.3% degli studenti ha dichiarato che il primo desiderio da esaudire una volta “liberi” è quello di rivedere i propri amici. Il digitale non è in grado di portare quel “calore” che solo la presenza dal vivo può trasmettere. Questo era abbastanza prevedibile, ma è opportuno evidenziarlo.

Un altro aspetto problematico emerso dalla ricerca riguarda alcuni disturbi fisici ricorrenti negli intervistati di ogni età. Trascorrere, infatti, lunghi periodi di tempo davanti a uno schermo e soprattutto in modo ripetuto e costante, ogni giorno della settimana, ha causato un notevole incremento di episodi di emicrania, bruciore agli occhi, mal di schiena e fastidio alle orecchie causato da cuffie e auricolari.

Un ruolo rilevante lo giocano anche  i numerosi disturbi di natura psicologica. Secondo le ultime indagini condotte dal centro studi del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, risalenti a gennaio 2021, i genitori dei ragazzi/e di età compresa tra i 3 e i 14 anni hanno rilevato che i propri figli sono molto più irritabili, hanno spesso sbalzi di umore, sono più tristi e hanno molta difficoltà a concentrarsi. Il fatto di non andare a scuola ha causato, quasi paradossalmente, un forte incremento di noia e stress negli studenti stessi. 

La didattica a distanza non è uguale per tutti

Un altro risvolto negativo della nuova didattica a distanza è stato il fatto di aver accentuato ulteriormente le disuguaglianze sociali. Non tutti gli studenti, per esempio, hanno a disposizione un PC o un tablet da cui seguire le lezioni. Alcuni sono costretti a collegarsi dal proprio smartphone, ma lo schermo di questo dispositivo non è certamente adeguato per le applicazioni didattiche.

Negli USA, secondo una ricerca di dicembre 2020 condotta dalla società di consulenza McKinsey & Co., il passaggio alla DAD ha “portato indietro in matematica gli studenti bianchi da uno a tre mesi mentre quelli di colore da tre a cinque”. Un simile dato evidenzia come le differenti disponibilità di mezzi, abbia influito ancora una volta negativamente e in modo pesante sul futuro delle nuove generazioni, creando disparità culturali ancora più complesse da colmare.

In conclusione

Alla luce dei dati, delle ricerche e del panorama così delineato è evidente che il digitale ha avuto, ed è destinato ad avere anche in futuro, un ruolo sempre più “da protagonista” nella vita degli studenti fin dai primi anni del percorso scolastico. Di conseguenza, un’attenzione al disagio e ai rischi che la troppa presenza davanti a uno schermo può portare dovrà costituire sempre di più materia di studio, nell’ottica di trovare soluzioni adeguate e preservare così la salute di tutti i coinvolti.  

Infine poi è evidente che avvicinare bambini/e e ragazzi/e al contesto digitale è oggi una missione di primaria importanza. L’educazione e la formazione orientata a un corretto utilizzo del digitale permettono ai più giovani di “muoversi” in autonomia e con consapevolezza nel mondo online, acquisendo così conoscenze preziose e indispensabili per il proprio futuro formativo prima e lavorativo poi.


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